Confcommercio lancia l’allarme: “dovevano essere i mesi della ripresa, ma la guerra ha bloccato tutto”

I numeri sono ancora molto preoccupanti. Secondo l’ultima analisi congiunturale della Confcommercio, infatti, guerra, inflazione e incertezza «bloccano» consumi e ripresa. E quello che viene definito il «sentiment» degli imprenditori del commercio al dettaglio ha avuto nel mese di febbraio, con l’avvio del conflitto in Ucraina, un ulteriore deterioramento andando a -1,6 rispetto a gennaio. Mentre a marzo è invece confermato un’ ulteriore riduzione del Pil dell’1,7 rispetto a febbraio.

Un «”sentiment” negativo, certo ma più che altro una forte preoccupazione», spiega il direttore della Confcommercio Roma Romolo Guasco: «Perché questi dovevano essere i mesi della ripresa, ed invece ancora oggi c’è tensione. E nonostante le aperture pensiamo che aprile sarà un mese molto difficile, dopo di che vedremo, è difficile fare previsioni».

E così, andando a vedere le dirette conseguenze, ovvero i consumi, partendo dall’abbigliamento e dalle calzature, nonostante un piccolo recupero a gennaio, i livelli rimangono distanti da quelli registrati nei primi mesi dei 2020. In questi primi tre mesi dell’anno «è andata poco meglio del 2021, di circa un 20%», spiega il presidente di Federmoda Confcommercio Massimo Bertoni, «ma allora eravamo in piena pandemia: il confronto con il 2019 è del 30% in peggio. Febbraio tra Covid e l’inizio della guerra ha visto gli acquisti bloccati; solo dalla metà di questo mese di marzo si vede un pochino di miglioramento, forse complice il clima e il fatto che la gente si sta anche un po’ abituando al conflitto».

In netto calo anche settori quali elettrodomestici, tv (nonostante rottamazione e bonus) e alimentari, che avevano retto meglio l’urto del 2020: a febbraio vi è stato un forte rallentamento della domanda, che arriva fino al meno 6,0%. Per non parlare delle auto, il cui calo arriva al 25,9% rispetto lo stesso mese del 2021.

Eppure «l’inizio del 2022, era sembrato brillante con la prima parte dei saldi – aggiunge Romolo Guasco, – ma la prima batosta è stata quella dell’aumento dei prezzi dell’energia a metà gennaio; poi un mese fa lo scoppio della guerra in Ucraina ha creato un’ incertezza generalizzata, che ha bloccato tutto». Speranze di ripresa? «L’unica possibilità – risponde il direttore della Confcommercio – è che il provvedimento del Governo di sterilizzare i prezzi del carburante abbia qualche effetto sulla filiera economica dei prodotti e sulla spesa del singolo cittadino. Roma è già più animata in questi giorni, ma il conflitto comporta la paura di muoversi da parte del turismo internazionale, soprattutto americano, e il ritorno a vendite accettabili è ancora lontano». E invece la fine dello smart working? «Non vedo la fine, almeno fino a giugno, e un cambiamento potrebbe essere solo in centro», è la risposta.

RASSEGNA STAMPA

CORRIERE DELLA SERA ROMA 28/03/2022
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